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[Logan]

Due poesie, due modalità esistenziali

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Vi propongo due componimenti. Il primo scritto da Tennyson, poeta inglese dell'Ottocento:

Flower in the crannied wall,
I pluck you out of the crannies,
I hold you here, root and all, in my hand,
littIe flower - but if I could understand
what you are, root and all, all in all,
I should know what God and man is.

Traduzione:

Fiore nel muro screpolato,
ti strappo dalle fessure
ed eccoti, radice e tutto, nella mia mano,
piccolo fiore - ma se potessi capire che cosa sei, radice e tutto, in tutto e per tutto,
saprei cosa è Dio, saprei cosa è l'uomo.


Il secondo è un haiku di Basho, poeta giapponese del periodo Edo, che in inglese suonerebbe all'incirca così:

When I look carefully
I see the nazuna blooming
By the hedge!

Traduzione:

Se guardo attentamente

Vedo il nazuna che fiorisce

Accanto alla siepe!

Secondo voi quali sono le due modalità esistenziali a cui si riferisce il titolo del topic?

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I jappo contemplano e rispettano la natura, gli occidentali sono st***zi egoisti individualisti e spinti da un desiderio di controllo verso il mondo strappano il fiore con "la radice e tutto".

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I jappo contemplano e rispettano la natura, gli occidentali sono st***zi egoisti individualisti e spinti da un desiderio di controllo verso il mondo strappano il fiore con "la radice e tutto".

Avrei dovuto omettere la provenienza delle poesie per evitare di condizionarvi, colgo l'occasione per chiarire che non sto cercando di affermare alcun tipo di superiorità spirituale degli orientali sugli occidentali per il momento. E' un confronto tratto da un libro del 1972 di un autore occidentale che lo usa per introdurre il suo discorso traendolo a sua volta da un saggio del 1957 di un autore orientale.

Indovinelli, eh?

Che intendi esattamente per modalità esistenziali?

E riesci a trovarmi un'originale dello haiku di Bashō?

No tranquillo, niente indovinelli fuori da Buon Umore. Mi incuriosiva molto la prospettiva di sentire le vostre libere interpretazioni - a differenza della mia ormai vincolata alla conoscenza - in qualità di menti del 2014 prima di rendere noto il retroscena. Quindi ringrazio Revvuccio e se vuole aggiungere qualcosa lo invito a farlo, mentre aspetto e spero che si faccia avanti ancora qualche altro (te in primis :stralol: ).

In questo contesto per modalità esistenziale o di esistenza si intende l'atteggiamento dell'uomo verso il mondo e il suo rapporto con esso, che riveste un ruolo dominante nella formazione del suo carattere individuale e sociale.

E’ più giusto dire uno haiku? Hai applicato una regola/consuetudine nell’interazione fra lingue diverse o è una preferenza soggettiva?

Comunque I think I did it. Andando per esclusione, dato che kakine significa siepe, dovrebbe essere questa:

よく見れば薺花咲く垣根かな (よくみればなづなはなさくかきねかな

yoku mire ba / nazuna hana saku / kakine kana (HS-263)

Se ne sei in grado dacci un giudizio sulla bontà della traduzione. :sisi:

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E’ più giusto dire uno haiku? Hai applicato una regola/consuetudine nell’interazione fra lingue diverse o è una preferenza soggettiva?

La h aspirata si sposa male con una consonante precedente, almeno nella fonotattica dell'italiano. Normalmente gli italiani non la pronunciano affatto e quindi viene fuori una cosa tipo "un aicù", ma dato che io avendo imparato la fonetica di un sacco di lingue che ne fanno uso, la pronuncio, allora preferisco considerarla una consonante non muta quando si tratta di una parola straniera. Potresti chiamarlo scrupolo personale, più che preferenza.

Proprio ieri riflettevo sul perché l'italiano abbia tenuto la h nelle forme come "lui ha", ma la abbia tolta nell'infinito di "avere", che pur viene dal latino "habere", che la acca ce l'ha. Ma sono discorsi per altri lidi.

Comunque ho deciso di coniare il verbo loganare, riferito a quando si fanno domande "laterali" su dettagli irrilevanti alla discussione principale. Adoro chi lo fa. :heart:

Comunque I think I did it. Andando per esclusione, dato che kakine significa siepe, dovrebbe essere questa:

よく見れば薺花咲く垣根かな (よくみればなづなはなさくかきねかな

yoku mire ba / nazuna hana saku / kakine kana (HS-263)

Se ne sei in grado dacci un giudizio sulla bontà della traduzione. :sisi:

La nazuna per la precisione sarebbe questa roba qui. La trascrizione hiragana mostra づ invece di ず ma ai fini fonetici è lo stesso.

Amenità a parte, il かな alla fine è una forma che si usa ad esempi per farsi domande retoriche o domandarsi qualcosa (tipo "che sia...?", "chissà se..."); nel testo originale non c'è traccia del "accanto (alla siepe)" della traduzione, ma è anche vero che "che sia una siepe?" avrebbe poco senso parlando di un nazuna in fioritura. Ho cercato possibili altri significati della particella che mi fossero ignoti ma non ne ho trovati, eppure molti traduttori esimi sembrano interpretarla come indicazione locativa:

(When) closely inspected,

Nazuna in bloom

(Under) the hedge!

-- D. T. Suzuki

When I look carefully

I see the nazuna blooming

by the hedge!

-- Tom. D. Stiller

Una traduzione più diretta ne fa addirittura un'enigmatica esclamazione come rivelativa:

(When) carefully seen,

Nazuna in bloom,

The hedge!

-- Anonimo

In effetti, come detto, che si riferisca ad un luogo sembra l'unica interpretazione plausibile, quindi a meno di illuminazioni geniali, per ora accetterò questo significato.

Tornando a noi, io credo che considerato il quesito sulle modalità esistenziali, scegliere da un lato una poesia occidentale e dall'altro uno haiku che inizia proprio con il verbo "osservare" possa inquinare un po' i giudizi.

Nello haiku vi sono estreme limitazioni di spazio che impediscono ulteriori precisazioni; questo vuol dire che se Bashō ha scelto il verbo "osservare" piuttosto che "cogliere" è ovviamente perché vuole concentrarsi su un aspetto contemplativo, il che confermerebbe quella che sembra la tua tacita ipotesi che Rev ha messo in parole, tuttavia dobbiamo considerare due cose:

1. Lo haiku è di natura, come stile letterario in sé, contemplativo. Descrive ed evoca fondamentalmente ambienti e stagioni, dunque non c'è spazio per l'azione, che altrimenti dovrebbe spazzar via la descrizione visiva. In questo senso l'esistenza stessa dello stile haiku in quanto tale darebbe credito alla tua ipotesi, ma l'utilizzarlo in rapporto ad uno stile diverso può essere considerato inquinante.

2. La poesia di Tennyson non implica crudeltà solo perché coglie il fiore invece di osservarlo. Io interpreto i versi

I hold you here, root and all, in my hand,

e

what you are, root and all, all in all,

come una volontà di osservare non solo l'apparenza, ma anche "il tutto", fino alla radice, quindi fino in fondo, il che, nel contesto della poesia, non ha alcuna indicazione di forzatura: la mano che coglie e strappa dal muro è solo uno strumento per poter mostrare la radice del fiore, non indica l'effettiva volontà dell'autore di strappare per fare proprio.

Detto questo, la poesia di Tennyson ha un verso che la separa diametralmente dallo haiku di Bashō:

[but if I could understand ...] I should know what God and man is.

che ci rivela lo scopo della poesia e dell'azione ivi contenuta. Lo haiku non ha spazio né spesso necessità o tantomeno desiderio di dichiarare uno scopo in primis, mentre Tennyson lo dichiara apertamente: osserva un piccolo fiore per comprendere il tutto del mondo (interpreto "God and man" come la destinazione ultima del suo desiderio di conoscenza, che deve per forza di cose, partendo da un piccolo fiore, passare per l'interezza del mondo: dunque non vuole conoscere dio e l'uomo nello specifico, li usa per dichiarare che vuole comprendere l'universo).

Sotto questa luce, entrambi i componimenti mi sembrano piuttosto contemplativi, quindi a mio parere sparisce quella differenza sostanziale menzionata da Rev. Rimane però l'obiettivo di fondo, l'osservazione. Ciò in cui Tennyson si distingue da Bashō è non tanto il metodo per tale obiettivo, che come detto dipende largamente a mio parere dalla forma, ma bensì l'animo del desiderio di raggiungere l'obiettivo: mentre Bashō osserva la fioritura e si rende conto di dover far attenzione per notarla, insinuando quindi una naturale disattenzione che deve essere allontanata dall'animo di chi guarda per notare le piccole cose, Tennyson invece prende la piccola cosa e, con un animo più deciso e determinato, tenta di carpire il mondo da essa.

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Tornando a noi, io credo che considerato il quesito sulle modalità esistenziali, scegliere da un lato una poesia occidentale e dall'altro uno haiku che inizia proprio con il verbo "osservare" possa inquinare un po' i giudizi.

Nello haiku vi sono estreme limitazioni di spazio che impediscono ulteriori precisazioni; questo vuol dire che se Bashō ha scelto il verbo "osservare" piuttosto che "cogliere" è ovviamente perché vuole concentrarsi su un aspetto contemplativo, il che confermerebbe quella che sembra la tua tacita ipotesi che Rev ha messo in parole, tuttavia dobbiamo considerare due cose:

1. Lo haiku è di natura, come stile letterario in sé, contemplativo. Descrive ed evoca fondamentalmente ambienti e stagioni, dunque non c'è spazio per l'azione, che altrimenti dovrebbe spazzar via la descrizione visiva. In questo senso l'esistenza stessa dello stile haiku in quanto tale darebbe credito alla tua ipotesi, ma l'utilizzarlo in rapporto ad uno stile diverso può essere considerato inquinante.

2. La poesia di Tennyson non implica crudeltà solo perché coglie il fiore invece di osservarlo. Io interpreto i versi

I hold you here, root and all, in my hand,

e

what you are, root and all, all in all,

come una volontà di osservare non solo l'apparenza, ma anche "il tutto", fino alla radice, quindi fino in fondo, il che, nel contesto della poesia, non ha alcuna indicazione di forzatura: la mano che coglie e strappa dal muro è solo uno strumento per poter mostrare la radice del fiore, non indica l'effettiva volontà dell'autore di strappare per fare proprio.

Detto questo, la poesia di Tennyson ha un verso che la separa diametralmente dallo haiku di Bashō:

[but if I could understand ...] I should know what God and man is.

che ci rivela lo scopo della poesia e dell'azione ivi contenuta. Lo haiku non ha spazio né spesso necessità o tantomeno desiderio di dichiarare uno scopo in primis, mentre Tennyson lo dichiara apertamente: osserva un piccolo fiore per comprendere il tutto del mondo (interpreto "God and man" come la destinazione ultima del suo desiderio di conoscenza, che deve per forza di cose, partendo da un piccolo fiore, passare per l'interezza del mondo: dunque non vuole conoscere dio e l'uomo nello specifico, li usa per dichiarare che vuole comprendere l'universo).

Sotto questa luce, entrambi i componimenti mi sembrano piuttosto contemplativi, quindi a mio parere sparisce quella differenza sostanziale menzionata da Rev. Rimane però l'obiettivo di fondo, l'osservazione. Ciò in cui Tennyson si distingue da Bashō è non tanto il metodo per tale obiettivo, che come detto dipende largamente a mio parere dalla forma, ma bensì l'animo del desiderio di raggiungere l'obiettivo: mentre Bashō osserva la fioritura e si rende conto di dover far attenzione per notarla, insinuando quindi una naturale disattenzione che deve essere allontanata dall'animo di chi guarda per notare le piccole cose, Tennyson invece prende la piccola cosa e, con un animo più deciso e determinato, tenta di carpire il mondo da essa.

Clap clap clap.

Modificato da Fiskur

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