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  1. A Magnificent Story

    Odore di acido. È questo che mi sveglia alle 2 del pomeriggio. Non la luce del sole che filtra dalla finestra sulla mia faccia da molte ore e nemmeno il rumore della ventola del computer acceso da chissà quanti giorni. Un fo***to odore acido che mi entra nelle narici e va dritto al cervello senza passare per i polmoni. Sono forse io? Non mi stupirebbe. Non ricordo a che ora sono rientrato a casa stanotte, non ricordo nemmeno di essere rientrato ma so per certo che sto sudando alcol, come ogni domenica del resto. Stavolta però l’odore è più forte del solito. Inizio a sentire la pressione del sangue dentro il cranio, ho paura ad alzarmi ma devo farlo. Il modo migliore è sollevarsi all’improvviso, con uno scatto addominale in perfetto stile Undertaker quando sembra battuto. Devo sollevarmi e scoprire che c***o è questo tanfo. Con uno sforzo sovraumano riesco ad alzare il busto, resto seduto sul letto e ciò che vedo mi fa risalire tutto d’un colpo il grammo pippato ieri. Le pareti me le ricordavo bianche e sono quasi sicuro che lo siano sempre state, ma strani segni le deturpano. Mi alzo in piedi sollevato dalla curiosità più che dai miei muscoli e mi avvicino alla parete. Attacco quasi la faccia al muro con gli occhi sbarrati, incredulo per ciò che vedo. Il bianco che ricordavo candido è totalmente macchiato da tratti di evidenziatore arancione. Ok, che diavolo è successo? Non ricordavo nemmeno di avere un evidenziatore in camera. Cosa se ne fa un autista di ambulanze di un evidenziatore? All’improvviso un grido mi fa sobbalzare. - FEDERICOOO!! - No madre. Non adesso. Non ho tempo per le tue str***ate, devo trovare quell’evidenziatore e capire cosa è successo stanotte o ti giuro che dovrai pagarmi un buon psicanalista. Inizio a cercare in preda al panico. Anche nei posti più insensati, sotto il tappetto e sopra l’armadio, svuotando cassetti interi di guardaroba e lanciando tutto in giro per la camera. Ora sembra che sia passato un tornado e io sto sudando sempre di più perché l’evidenziatore non esce fuori. Mi viene quasi da piangere, l’ansia mi stringe lo stomaco, la disperazione mi sta assorbendo e il mal di testa è sempre più martellante. - FEDEE IL PRANZO È PRONTO!!! - Non riesco nemmeno a risponderle. Cado in ginocchio e inizio a sbattere i pugni per terra, sembra un brutto trip dal quale non riesco ad uscire con le mie forze. Inizio a piangere con la testa tra le mani, sto per cadere nell’oblio ma alzo per un attimo lo sguardo ed eccolo. Sotto il letto. Completamente esploso in mezzo a un pozza di inchiostro. L’odore è comunque troppo pungente per trattarsi di semplice inchiostro, qualcosa non torna. Allungo il braccio sotto il letto, afferro l’evidenziatore e.. PORCO DIO. L’evidenziatore è ricoperto di sangue ormai coagulato. Sudo sempre di più, sempre più freddo. - FEDERICO ORA SALGO SU E VEDIAMO SE NON TI SVEGLI! - - NO MADRE! SONO SVEGLIO, FAMMI VESTIRE E SCENDO MADRE! - - SMETTILA DI CHIAMARMI “MADRE”! - Strano, non si era mai lamentata di come la chiamassi. Mi sforzo di fare memoria ma è tutto inutile e l’emicrania non mi aiuta. Che diavolo ci faceva quell’evidenziatore ricoperto di sangue sotto il mio letto? Cos’era successo quella notte? Le droghe e l’alcol non mi avevano mai fatto questo effetto. Mi ero davvero spinto sino al punto di aver un’amnesia? Decido che è meglio non pensarci e cerco in mezzo al cumulo di roba che ho lanciato per terra una maglietta decente da mettermi per presentarmi in cucina. Non ricordavo di avere così tante magliette, molte nemmeno le riconosco. Tanti indumenti rosa e attillati.. hey ma cos.. Improvvisamente si apre la porta. -Forza Federico è tard E TU CHI SEI??! – Quella non era mia madre. Realizzo in un millesimo di secondo che quella non è nemmeno la mia camera e quello non era il mio letto. Non avevo dormito a casa mia. Dove c***o mi trovavo? - Scusi signora.. ieri notte non sono stato bene e devo aver confuso il portone di casa.. – - DOV’È FEDERICO??? - - Sono io Federico - - NON TU c******e. MIO FIGLIO DOV’È? - - Ah anche lui si chiama Federico.. Non lo so signora io mi sono appena svegliato e non ricordo niente - - COS’HAI FATTO A MIO FIGLIO? - - Signora si calmi, le ho detto che non ricordo niente - - ADESSO CHIAMO LA POLIZIA! - Alla parola polizia la mia mano con ancora in pugno l’evidenziatore parte istintivamente verso la faccia della signora. Le colpisco in pieno la mandibola facendole perdere i sensi e cadere tramortita sul pavimento. Dal piano di sotto sento una voce: - AMORE TUTTO A POSTO? - Ci mancava solo il marito. Meglio andarsene, e alla svelta. Apro e mi affaccio dalla finestra notando di trovarmi al primo piano, tre metri di altezza mi separano dal suolo e una ventata di ottimismo mi entra nelle vene meglio della più pura eroina che mi sono mai sparato. Posso salvarmi e uscire quasi indenne da questa situazione di m***a, ma non sarò solo. L’evidenziatore viene con me. Lo metto in tasca, esco dalla finestra e mi calo lentamente, tenendomi sospeso con le mani aggrappate al davanzale. Faccio un respiro profondo e mi lascio cadere, come nelle migliori prove di fiducia. Purtroppo però non c’è nessuno pronto a prendermi al volo e cado sbattendo le ginocchia sul marciapiede. Mi faccio male, ma non abbastanza da impedirmi di rialzarmi subito e correre via più velocemente che posso. Sono concentrato sulla strada che ho davanti ma con la coda dell’occhio scorgo una piastrella bianca a fianco al portone della casa, di quelle piastrelle su cui le famiglie felici fanno incidere il loro cognome. Come se non bastasse leggerlo già sul campanello. Addio famiglia Salerno, non so che fine abbia fatto il vostro Federico, ma sarà sicuramente in giro a succhiare c***i.
  2. A Magnificent Story

    Odore di acido. È questo che mi sveglia alle 2 del pomeriggio. Non la luce del sole che filtra dalla finestra sulla mia faccia da molte ore e nemmeno il rumore della ventola del computer acceso da chissà quanti giorni. Un fo***to odore acido che mi entra nelle narici e va dritto al cervello senza passare per i polmoni. Sono forse io? Non mi stupirebbe. Non ricordo a che ora sono rientrato a casa stanotte, non ricordo nemmeno di essere rientrato ma so per certo che sto sudando alcol, come ogni domenica del resto. Stavolta però l’odore è più forte del solito. Inizio a sentire la pressione del sangue dentro il cranio, ho paura ad alzarmi ma devo farlo. Il modo migliore è sollevarsi all’improvviso, con uno scatto addominale in perfetto stile Undertaker quando sembra battuto. Devo sollevarmi e scoprire che c***o è questo tanfo. Con uno sforzo sovraumano riesco ad alzare il busto, resto seduto sul letto e ciò che vedo mi fa risalire tutto d’un colpo il grammo pippato ieri. Le pareti me le ricordavo bianche e sono quasi sicuro che lo siano sempre state, ma strani segni le deturpano. Mi alzo in piedi sollevato dalla curiosità più che dai miei muscoli e mi avvicino alla parete. Attacco quasi la faccia al muro con gli occhi sbarrati, incredulo per ciò che vedo. Il bianco che ricordavo candido è totalmente macchiato da tratti di evidenziatore arancione. Ok, che diavolo è successo? Non ricordavo nemmeno di avere un evidenziatore in camera. Cosa se ne fa un autista di ambulanze di un evidenziatore? All’improvviso un grido mi fa sobbalzare. - FEDERICOOO!! - No madre. Non adesso. Non ho tempo per le tue str***ate, devo trovare quell’evidenziatore e capire cosa è successo stanotte o ti giuro che dovrai pagarmi un buon psicanalista. Inizio a cercare in preda al panico. Anche nei posti più insensati, sotto il tappetto e sopra l’armadio, svuotando cassetti interi di guardaroba e lanciando tutto in giro per la camera. Ora sembra che sia passato un tornado e io sto sudando sempre di più perché l’evidenziatore non esce fuori. Mi viene quasi da piangere, l’ansia mi stringe lo stomaco, la disperazione mi sta assorbendo e il mal di testa è sempre più martellante. - FEDEE IL PRANZO È PRONTO!!! - Non riesco nemmeno a risponderle. Cado in ginocchio e inizio a sbattere i pugni per terra, sembra un brutto trip dal quale non riesco ad uscire con le mie forze. Inizio a piangere con la testa tra le mani, sto per cadere nell’oblio ma alzo per un attimo lo sguardo ed eccolo. Sotto il letto. Completamente esploso in mezzo a un pozza di inchiostro. L’odore è comunque troppo pungente per trattarsi di semplice inchiostro, qualcosa non torna. Allungo il braccio sotto il letto, afferro l’evidenziatore e.. PORCO DIO. L’evidenziatore è ricoperto di sangue ormai coagulato. Sudo sempre di più, sempre più freddo. - FEDERICO ORA SALGO SU E VEDIAMO SE NON TI SVEGLI! - - NO MADRE! SONO SVEGLIO, FAMMI VESTIRE E SCENDO MADRE! - - SMETTILA DI CHIAMARMI “MADRE”! - Strano, non si era mai lamentata di come la chiamassi. Mi sforzo di fare memoria ma è tutto inutile e l’emicrania non mi aiuta. Che diavolo ci faceva quell’evidenziatore ricoperto di sangue sotto il mio letto? Cos’era successo quella notte? Le droghe e l’alcol non mi avevano mai fatto questo effetto. Mi ero davvero spinto sino al punto di aver un’amnesia? Decido che è meglio non pensarci e cerco in mezzo al cumulo di roba che ho lanciato per terra una maglietta decente da mettermi per presentarmi in cucina. Non ricordavo di avere così tante magliette, molte nemmeno le riconosco. Tanti indumenti rosa e attillati.. hey ma cos.. Improvvisamente si apre la porta. -Forza Federico è tard E TU CHI SEI??! – Quella non era mia madre. Realizzo in un millesimo di secondo che quella non è nemmeno la mia camera e quello non era il mio letto. Non avevo dormito a casa mia. Dove c***o mi trovavo? - Scusi signora.. ieri notte non sono stato bene e devo aver confuso il portone di casa.. – - DOV’È FEDERICO??? - - Sono io Federico - - NON TU c******e. MIO FIGLIO DOV’È? - - Ah anche lui si chiama Federico.. Non lo so signora io mi sono appena svegliato e non ricordo niente - - COS’HAI FATTO A MIO FIGLIO? - - Signora si calmi, le ho detto che non ricordo niente - - ADESSO CHIAMO LA POLIZIA! - Alla parola polizia la mia mano con ancora in pugno l’evidenziatore parte istintivamente verso la faccia della signora. Le colpisco in pieno la mandibola facendole perdere i sensi e cadere tramortita sul pavimento. Dal piano di sotto sento una voce: - AMORE TUTTO A POSTO? - Ci mancava solo il marito. Meglio andarsene, e alla svelta. Apro e mi affaccio dalla finestra notando di trovarmi al primo piano, tre metri di altezza mi separano dal suolo e una ventata di ottimismo mi entra nelle vene meglio della più pura eroina che mi sono mai sparato. Posso salvarmi e uscire quasi indenne da questa situazione di m***a, ma non sarò solo. L’evidenziatore viene con me. Lo metto in tasca, esco dalla finestra e mi calo lentamente, tenendomi sospeso con le mani aggrappate al davanzale. Faccio un respiro profondo e mi lascio cadere, come nelle migliori prove di fiducia. Purtroppo però non c’è nessuno pronto a prendermi al volo e cado sbattendo le ginocchia sul marciapiede. Mi faccio male, ma non abbastanza da impedirmi di rialzarmi subito e correre via più velocemente che posso. Sono concentrato sulla strada che ho davanti ma con la coda dell’occhio scorgo una piastrella bianca a fianco al portone della casa, di quelle piastrelle su cui le famiglie felici fanno incidere il loro cognome. Come se non bastasse leggerlo già sul campanello. Addio famiglia Salerno, non so che fine abbia fatto il vostro Federico, ma sarà sicuramente in giro a succhiare c***i.
  3. A Magnificent Story

    Odore di acido. È questo che mi sveglia alle 2 del pomeriggio. Non la luce del sole che filtra dalla finestra sulla mia faccia da molte ore e nemmeno il rumore della ventola del computer acceso da chissà quanti giorni. Un fo***to odore acido che mi entra nelle narici e va dritto al cervello senza passare per i polmoni. Sono forse io? Non mi stupirebbe. Non ricordo a che ora sono rientrato a casa stanotte, non ricordo nemmeno di essere rientrato ma so per certo che sto sudando alcol, come ogni domenica del resto. Stavolta però l’odore è più forte del solito. Inizio a sentire la pressione del sangue dentro il cranio, ho paura ad alzarmi ma devo farlo. Il modo migliore è sollevarsi all’improvviso, con uno scatto addominale in perfetto stile Undertaker quando sembra battuto. Devo sollevarmi e scoprire che c***o è questo tanfo. Con uno sforzo sovraumano riesco ad alzare il busto, resto seduto sul letto e ciò che vedo mi fa risalire tutto d’un colpo il grammo pippato ieri. Le pareti me le ricordavo bianche e sono quasi sicuro che lo siano sempre state, ma strani segni le deturpano. Mi alzo in piedi sollevato dalla curiosità più che dai miei muscoli e mi avvicino alla parete. Attacco quasi la faccia al muro con gli occhi sbarrati, incredulo per ciò che vedo. Il bianco che ricordavo candido è totalmente macchiato da tratti di evidenziatore arancione. Ok, che diavolo è successo? Non ricordavo nemmeno di avere un evidenziatore in camera. Cosa se ne fa un autista di ambulanze di un evidenziatore? All’improvviso un grido mi fa sobbalzare. - FEDERICOOO!! - No madre. Non adesso. Non ho tempo per le tue str***ate, devo trovare quell’evidenziatore e capire cosa è successo stanotte o ti giuro che dovrai pagarmi un buon psicanalista. Inizio a cercare in preda al panico. Anche nei posti più insensati, sotto il tappetto e sopra l’armadio, svuotando cassetti interi di guardaroba e lanciando tutto in giro per la camera. Ora sembra che sia passato un tornado e io sto sudando sempre di più perché l’evidenziatore non esce fuori. Mi viene quasi da piangere, l’ansia mi stringe lo stomaco, la disperazione mi sta assorbendo e il mal di testa è sempre più martellante. - FEDEE IL PRANZO È PRONTO!!! - Non riesco nemmeno a risponderle. Cado in ginocchio e inizio a sbattere i pugni per terra, sembra un brutto trip dal quale non riesco ad uscire con le mie forze. Inizio a piangere con la testa tra le mani, sto per cadere nell’oblio ma alzo per un attimo lo sguardo ed eccolo. Sotto il letto. Completamente esploso in mezzo a un pozza di inchiostro. L’odore è comunque troppo pungente per trattarsi di semplice inchiostro, qualcosa non torna. Allungo il braccio sotto il letto, afferro l’evidenziatore e.. PORCO DIO. L’evidenziatore è ricoperto di sangue ormai coagulato. Sudo sempre di più, sempre più freddo. - FEDERICO ORA SALGO SU E VEDIAMO SE NON TI SVEGLI! - - NO MADRE! SONO SVEGLIO, FAMMI VESTIRE E SCENDO MADRE! - - SMETTILA DI CHIAMARMI “MADRE”! - Strano, non si era mai lamentata di come la chiamassi. Mi sforzo di fare memoria ma è tutto inutile e l’emicrania non mi aiuta. Che diavolo ci faceva quell’evidenziatore ricoperto di sangue sotto il mio letto? Cos’era successo quella notte? Le droghe e l’alcol non mi avevano mai fatto questo effetto. Mi ero davvero spinto sino al punto di aver un’amnesia? Decido che è meglio non pensarci e cerco in mezzo al cumulo di roba che ho lanciato per terra una maglietta decente da mettermi per presentarmi in cucina. Non ricordavo di avere così tante magliette, molte nemmeno le riconosco. Tanti indumenti rosa e attillati.. hey ma cos.. Improvvisamente si apre la porta. -Forza Federico è tard E TU CHI SEI??! – Quella non era mia madre. Realizzo in un millesimo di secondo che quella non è nemmeno la mia camera e quello non era il mio letto. Non avevo dormito a casa mia. Dove c***o mi trovavo? - Scusi signora.. ieri notte non sono stato bene e devo aver confuso il portone di casa.. – - DOV’È FEDERICO??? - - Sono io Federico - - NON TU c******e. MIO FIGLIO DOV’È? - - Ah anche lui si chiama Federico.. Non lo so signora io mi sono appena svegliato e non ricordo niente - - COS’HAI FATTO A MIO FIGLIO? - - Signora si calmi, le ho detto che non ricordo niente - - ADESSO CHIAMO LA POLIZIA! - Alla parola polizia la mia mano con ancora in pugno l’evidenziatore parte istintivamente verso la faccia della signora. Le colpisco in pieno la mandibola facendole perdere i sensi e cadere tramortita sul pavimento. Dal piano di sotto sento una voce: - AMORE TUTTO A POSTO? - Ci mancava solo il marito. Meglio andarsene, e alla svelta. Apro e mi affaccio dalla finestra notando di trovarmi al primo piano, tre metri di altezza mi separano dal suolo e una ventata di ottimismo mi entra nelle vene meglio della più pura eroina che mi sono mai sparato. Posso salvarmi e uscire quasi indenne da questa situazione di m***a, ma non sarò solo. L’evidenziatore viene con me. Lo metto in tasca, esco dalla finestra e mi calo lentamente, tenendomi sospeso con le mani aggrappate al davanzale. Faccio un respiro profondo e mi lascio cadere, come nelle migliori prove di fiducia. Purtroppo però non c’è nessuno pronto a prendermi al volo e cado sbattendo le ginocchia sul marciapiede. Mi faccio male, ma non abbastanza da impedirmi di rialzarmi subito e correre via più velocemente che posso. Sono concentrato sulla strada che ho davanti ma con la coda dell’occhio scorgo una piastrella bianca a fianco al portone della casa, di quelle piastrelle su cui le famiglie felici fanno incidere il loro cognome. Come se non bastasse leggerlo già sul campanello. Addio famiglia Salerno, non so che fine abbia fatto il vostro Federico, ma sarà sicuramente in giro a succhiare c***i.
  4. A Magnificent Story

    Odore di acido. È questo che mi sveglia alle 2 del pomeriggio. Non la luce del sole che filtra dalla finestra sulla mia faccia da molte ore e nemmeno il rumore della ventola del computer acceso da chissà quanti giorni. Un fo***to odore acido che mi entra nelle narici e va dritto al cervello senza passare per i polmoni. Sono forse io? Non mi stupirebbe. Non ricordo a che ora sono rientrato a casa stanotte, non ricordo nemmeno di essere rientrato ma so per certo che sto sudando alcol, come ogni domenica del resto. Stavolta però l’odore è più forte del solito. Inizio a sentire la pressione del sangue dentro il cranio, ho paura ad alzarmi ma devo farlo. Il modo migliore è sollevarsi all’improvviso, con uno scatto addominale in perfetto stile Undertaker quando sembra battuto. Devo sollevarmi e scoprire che c***o è questo tanfo. Con uno sforzo sovraumano riesco ad alzare il busto, resto seduto sul letto e ciò che vedo mi fa risalire tutto d’un colpo il grammo pippato ieri. Le pareti me le ricordavo bianche e sono quasi sicuro che lo siano sempre state, ma strani segni le deturpano. Mi alzo in piedi sollevato dalla curiosità più che dai miei muscoli e mi avvicino alla parete. Attacco quasi la faccia al muro con gli occhi sbarrati, incredulo per ciò che vedo. Il bianco che ricordavo candido è totalmente macchiato da tratti di evidenziatore arancione. Ok, che diavolo è successo? Non ricordavo nemmeno di avere un evidenziatore in camera. Cosa se ne fa un autista di ambulanze di un evidenziatore? All’improvviso un grido mi fa sobbalzare. - FEDERICOOO!! - No madre. Non adesso. Non ho tempo per le tue str***ate, devo trovare quell’evidenziatore e capire cosa è successo stanotte o ti giuro che dovrai pagarmi un buon psicanalista. Inizio a cercare in preda al panico. Anche nei posti più insensati, sotto il tappetto e sopra l’armadio, svuotando cassetti interi di guardaroba e lanciando tutto in giro per la camera. Ora sembra che sia passato un tornado e io sto sudando sempre di più perché l’evidenziatore non esce fuori. Mi viene quasi da piangere, l’ansia mi stringe lo stomaco, la disperazione mi sta assorbendo e il mal di testa è sempre più martellante. - FEDEE IL PRANZO È PRONTO!!! - Non riesco nemmeno a risponderle. Cado in ginocchio e inizio a sbattere i pugni per terra, sembra un brutto trip dal quale non riesco ad uscire con le mie forze. Inizio a piangere con la testa tra le mani, sto per cadere nell’oblio ma alzo per un attimo lo sguardo ed eccolo. Sotto il letto. Completamente esploso in mezzo a un pozza di inchiostro. L’odore è comunque troppo pungente per trattarsi di semplice inchiostro, qualcosa non torna. Allungo il braccio sotto il letto, afferro l’evidenziatore e.. PORCO DIO. L’evidenziatore è ricoperto di sangue ormai coagulato. Sudo sempre di più, sempre più freddo. - FEDERICO ORA SALGO SU E VEDIAMO SE NON TI SVEGLI! - - NO MADRE! SONO SVEGLIO, FAMMI VESTIRE E SCENDO MADRE! - - SMETTILA DI CHIAMARMI “MADRE”! - Strano, non si era mai lamentata di come la chiamassi. Mi sforzo di fare memoria ma è tutto inutile e l’emicrania non mi aiuta. Che diavolo ci faceva quell’evidenziatore ricoperto di sangue sotto il mio letto? Cos’era successo quella notte? Le droghe e l’alcol non mi avevano mai fatto questo effetto. Mi ero davvero spinto sino al punto di aver un’amnesia? Decido che è meglio non pensarci e cerco in mezzo al cumulo di roba che ho lanciato per terra una maglietta decente da mettermi per presentarmi in cucina. Non ricordavo di avere così tante magliette, molte nemmeno le riconosco. Tanti indumenti rosa e attillati.. hey ma cos.. Improvvisamente si apre la porta. -Forza Federico è tard E TU CHI SEI??! – Quella non era mia madre. Realizzo in un millesimo di secondo che quella non è nemmeno la mia camera e quello non era il mio letto. Non avevo dormito a casa mia. Dove c***o mi trovavo? - Scusi signora.. ieri notte non sono stato bene e devo aver confuso il portone di casa.. – - DOV’È FEDERICO??? - - Sono io Federico - - NON TU c******e. MIO FIGLIO DOV’È? - - Ah anche lui si chiama Federico.. Non lo so signora io mi sono appena svegliato e non ricordo niente - - COS’HAI FATTO A MIO FIGLIO? - - Signora si calmi, le ho detto che non ricordo niente - - ADESSO CHIAMO LA POLIZIA! - Alla parola polizia la mia mano con ancora in pugno l’evidenziatore parte istintivamente verso la faccia della signora. Le colpisco in pieno la mandibola facendole perdere i sensi e cadere tramortita sul pavimento. Dal piano di sotto sento una voce: - AMORE TUTTO A POSTO? - Ci mancava solo il marito. Meglio andarsene, e alla svelta. Apro e mi affaccio dalla finestra notando di trovarmi al primo piano, tre metri di altezza mi separano dal suolo e una ventata di ottimismo mi entra nelle vene meglio della più pura eroina che mi sono mai sparato. Posso salvarmi e uscire quasi indenne da questa situazione di m***a, ma non sarò solo. L’evidenziatore viene con me. Lo metto in tasca, esco dalla finestra e mi calo lentamente, tenendomi sospeso con le mani aggrappate al davanzale. Faccio un respiro profondo e mi lascio cadere, come nelle migliori prove di fiducia. Purtroppo però non c’è nessuno pronto a prendermi al volo e cado sbattendo le ginocchia sul marciapiede. Mi faccio male, ma non abbastanza da impedirmi di rialzarmi subito e correre via più velocemente che posso. Sono concentrato sulla strada che ho davanti ma con la coda dell’occhio scorgo una piastrella bianca a fianco al portone della casa, di quelle piastrelle su cui le famiglie felici fanno incidere il loro cognome. Come se non bastasse leggerlo già sul campanello. Addio famiglia Salerno, non so che fine abbia fatto il vostro Federico, ma sarà sicuramente in giro a succhiare c***i.